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Storie
Ci vuole un pizzico di follia per dare vita a prodotti e servizi capaci di farsi apprezzare sui mercati nazionali ed internazionali. In questa sezione troverete storie che rappresentano la filosofia che muove lo spirito
dell'imprenditore "Mad in Italy!".

GIANFRANCO SOLDERA, PRODUTTORE DEL BRUNELLO CASE BASSE DI SOLDERA
Tornare indietro per andare avanti.

Soldera sostiene con forza che per fare un vino eccellente servono soltanto due elementi: un grande territorio ed un grande olfatto. Il territorio è quello di Montalcino, l’olfatto è il suo. Nella Tenuta Case Basse ha ricreato un ecosistema dove la natura fa l’80% del lavoro. Il resto sta soltanto nella rara capacità dell’uomo di non danneggiare quei meccanismi perfetti che, senza bisogno di enologi, accadono spontaneamente. Questa è solo una delle tante storie di imprenditori “Mad” che fanno grande l’Italia grazie alla forza delle loro idee.

Mad: Qual è stata l’idea folle su cui hai basato la costruzione della tua impresa?
GIANFRANCO SOLDERA: L’amore per il vino, che è un’idea non folle ma bellissima. Bisogna vedere se per folle si intende bello o se si intende importante o impossibile. Bisogna vedere che valore si dà alla parola folle.

Mad: Secondo te che cos’è la follia?
GIANFRANCO SOLDERA: La follia è…. Per Gesù i poveri di mente erano quelli che avevano diritto al Regno dei Cieli. Va bene così.

Mad: Quali sono le difficoltà che hai riscontrato nel fare impresa in Italia? GIANFRANCO SOLDERA: Tutta l’Italia, dalla burocrazia all’invidia. L’Italia è un Paese bellissimo ma bisognerebbe riformare gli italiani.

Mad: Perché nonostante le difficoltà hai deciso di restare in Italia? GIANFRANCO SOLDERA: Perché questo terreno si trova soltanto in Italia. È difficile trovare una terra in Italia per fare un grandissimo vino, si può dire però che in questo la Toscana è molto fortunata.

Mad: Partendo dagli inizi della tua attività, quali sono i risultati che hai ottenuto? GIANFRANCO SOLDERA: Prima di iniziare, ancor prima di trovare il terreno, i miei soci dicevano che, se avessi trovato il terreno giusto, in dieci anni sarei riuscito a fare uno dei primi dieci vini del mondo. Sono arrivato più avanti.

Mad: Quando e come hai deciso che era il  momento di rompere gli schemi? GIANFRANCO SOLDERA: Da subito, ancora prima di iniziare. Io sono convinto che la natura è sicuramente più brava dell’uomo. Questa è la verità assoluta che l’uomo sta perdendo di vista, convinto che la tecnologia possa sostituirla.

Mad: E quindi qual è il metodo di Soldera per fare le cose in maniera diversa, differente?
GIANFRANCO SOLDERA: Bisogna innanzitutto avere un’attenzione massima, dall’inizio alla fine del processo produttivo. Perché nessuno riesce a modificare un prodotto nato male. Se il vino nasce cattivo non diventerà mai buono. Perciò se non si hanno tutte le attenzioni possibili per poter fare una grandissima uva, che poi si trasformerà in mosto ed in vino, non puoi pensare alla fine di fare un buon vino.

Mad: Perché ti senti Mad in Italy?
GIANFRANCO SOLDERA: Perché c’è questa terra che è un dono della natura fantastico e che merita di essere rispettata, protetta e migliorata. Non nel senso che l’uomo possa migliorarla, ma solo fare in modo che il prodotto della natura sia migliore.

Mad: A livello personale, non come imprenditore che lavora sul vino, ma come uomo, questa tua indole di persona curiosa, attenta e così pignola per la qualità e l’eccellenza, sei riuscito a portarla nella tua attività lavorativa? GIANFRANCO SOLDERA: Io credo che sia necessario coltivare il bello. I bambini andrebbero educati secondo la cultura del bello. Dalla cultura ai grandi pittori, dalle Alpi ai grandi laghi, noi abbiamo un territorio di una bellezza spaventosa. Questo è il grande valore che in Italia non si riesce a capire, che sembra quasi una cosa normale, ma non è così.  Basta pensare perché vengono in Italia. Perché i barbari venivano in Italia? Perché vivevano bene, non solamente perché era bello, ma perché trovavano un albero, c’erano i frutti, staccavano e mangiavano. A casa loro c’erano patate e rape, e solo quando c’erano. C’era la fame, c’era la pellagra. Da noi, anche in tempo di guerra, chi era in campagna aveva sempre da mangiare. Questo perché è l’Italia. Sono venuti dall’Africa, son venuti dal nord Europa, son venuti dalla Mongolia, sono venuti dall’est, dalla Russia, son venuti dal Belgio, dalla Spagna. Son tutti venuti qui. Non siamo andati noi, sono venuti loro, perché l’Italia ha qualche cosa che gli altri non hanno.

Mad: Ci racconti questo rapporto tra cultura, natura ed eccellenza? GIANFRANCO SOLDERA: È la vita. Se tu non ami il bello, non cerchi il bello, non cerchi il buono, nel senso gustativo e olfattivo; se tu non hai la curiosità di andare a vedere il Giorgione con le sue opere magnifiche che ti inebriano e ti riempiono, la vita è un po’ povera. Se tu non hai voglia di sentire un concerto di Mozart suonato bene, non hai voglia di sentire della musica suonata bene, ti perdi tanto. Secondo me nella vita di un uomo queste sono cose importantissime. Se tu non hai la voglia di andare a vedere la Pietà Rondanini o il Cenacolo, secondo me vivi male, perdi tantissimo; per me sono cose che emozionano moltissimo e che mi riempiono. Questa secondo me è la vita. Certamente poi la famiglia, la moglie ed i figli hanno un ruolo fondamentale, fanno parte del contesto della cultura e della natura del vivere nel bello e nel buono. E possibilmente stare bene.

Mad: Gianfranco, in che modi sei riuscito ad essere differente ed a far diventare il tuo prodotto differente?
GIANFRANCO SOLDERA: È stato facilissimo. Perché da sempre ho seguito quelli che sono i dettami della natura, più in particolare del mio naso e del mio olfatto. Non puoi affidarti al gusto degli altri. Parlando del vino, quello che ha maggiore importanza è il senso olfattivo che devi assolutamente rispettare, ascoltare e seguire. Allora puoi fare il vino. Altrimenti non puoi farlo, fai un’altra cosa che non è il vino come lo intendo io.

Mad: Perché il tuo olfatto è diverso da quello degli altri?
GIANFRANCO SOLDERA: Credo di avere una dote particolare, ci sono anche altri come me, ma ne ho conosciuti pochi, meno di dieci. È una cosa naturale, una dote innata. Mio fratello che ha tre anni meno di me, e con il quale sono cresciuto insieme, questa dote non ce l’ha. E’ così: o ce l’hai o non ce l’hai. Lo puoi educare, lo puoi valorizzare, ma quello di cui parlo io è un olfatto da produttore, non da degustatore. Produrre il vino è un’opera scientificamente molto complessa, perché ci sono infinite variabili che ancora non siamo riusciti a studiate e capire a pieno. Scientificamente il vino è ancora uno sconosciuto. Tu pensa che in un millilitro, un millesimo di litro, durante la mia fermentazione ci sono normalmente cinquanta o sessanta milioni di cellule di lieviti vivi di ceppi diversi che lavorano. Non è assolutamente possibile che l’uomo possa incidere su questi processi e pensare che possa  migliorarli artificialmente, l’unica cosa che può fare è ucciderli.

Mad: Dov’è l’intervento dell’uomo allora?
GIANFRANCO SOLDERA: Nel naso. L’uomo deve solo sentire e capire quando nel vino si sviluppano sostanze che danno fastidio, sostanze negative, allora c’è bisogno di fare un travaso. Oppure durante il processo di vinificazione può capitare che la temperatura si alzi troppo ed è quindi necessario un intervento di travaso. Per rallentare questo processo di riscaldamento, si divide la quantità di prodotto mettendone una parte in un tino e una parte in un altro, riducendo quindi questa attività.

Mad: Quindi il ruolo dell’uomo è quello di assecondare dei processi naturali? GIANFRANCO SOLDERA: Più esattamente di capire quand’è il momento di intervenire con interventi molto semplici e non invasivi. Se il prodotto finale viene sbagliato, lo devi buttare via: non è  possibile migliorarlo a posteriori. Non esiste nessuno che può migliorare un prodotto, soltanto Dio, se uno ci crede, può migliorarlo. Se la qualità è cento non è che tu fai centocinque, non esiste. Qualsiasi intervento dell’uomo diminuisce la qualità, non la aumenta.

Mad: Quindi il coltivatore bravo è quello che rovina il meno possibile? GIANFRANCO SOLDERA: Esatto, quello bravo è quello che rovina il meno possibile, che capisce il danno che fa alterando i processi naturali. Questo è un problema di naso, di olfatto. Le analisi e le ricerche scientifiche vengono fatte successivamente ma tu il problema lo devi sentire prima: se aspetti il risultato delle analisi, i batteri ed altri inquinanti hanno già lavorato tanto. Tu prima devi sentire e capire, poi in un secondo momento studiare il perché ed il per come e che cosa ha causato quel danno o quel possibile danno. L’importante è intervenire immediatamente e soltanto con la tua capacità olfattiva che sente le differenze, sente che c’è qualcosa che non va. Questa è la cosa essenziale per poter fare il vino. La stessa cosa vale anche per le stalle. Mio bisnonno mi ha insegnato che chi è bravo per la stalla non è bravo per il vino e viceversa. Ma se uno che ha la responsabilità di una stalla non capisce se c’è qualche animale malato, quella stalla lì è morta, perché il contagio arriva in maniera rapidissima. È sempre stato così ed è quello che oggi si è perso e che bisogna ritrovare. È inutile mettere sensori e tecnologia se poi alla fine nella stalla entra colui che ne capisce. Senza l’intuito dell’uomo ogni stalla è destinata a chiudere. È come un falegname: lui capisce e vede se quel pezzo di legno può dargli qualche cosa. Altrimenti non sarebbe un falegname, ma una macchina per tutti uguale. Ma se è veramente un falegname, un artigiano, tra mille pezzi di legno lui saprà scegliere quello giusto. Questo è l’uomo, quella capacità insostituibile e che le macchine non possono sostituire.

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