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Le faremo sapere!
Dal Café Curriculum il video curriculum della settimana.
Il curriculum di oggi è di Tommaso Chiantini, studente di comunicazione a Siena che ha abbinato allo studio alcune esperienze professionali in ambito radiofonico che ha trovato molto stimolanti sia per il contatto con le persone che per l’aspetto tecnologico ed informatico ambito verso il quale è orientata la propria propensione professionale.
Anche Tommaso vede nei Mad Curricula una valida occasione per poter far circolare in rete un modo semplice e diretto di presentare le proprie conoscenze e capacità.
Auguriamo a Tommaso di realizzare al più presto le sue aspirazioni e lo ringraziamo per il suo video contributo.
Appuntamento alla prossima settimana con un altro Mad CV direttamente dal Café Curriculum. Nel frattempo continuate ad inviarci le vostre presentazioni Mad!
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Armando Testa, quando la pubblicità diventa arte.
Il suo talento poliedrico non può rinchiudersi nella sola definizione di “pubblicitario”. Armando Testa è stato molto di più: artista a tutto tondo, pittore, designer, tipografo e, certo, anche inventore di celebri campagne ormai entrate nella leggenda della pubblicità italiana.
Quando nel 1958 venne istituito un concorso nazionale per scegliere il manifesto ufficiale delle Olimpiadi di Roma ’60, Armando Testa non esitò un secondo ad iscriversi e partecipare. Il suo lavoro venne decretato vincitore ma, si sa, in Italia molto spesso le cose non funzionano come logica vorrebbe: il concorso venne invalidato, il lavoro rifiutato e, di lì a poco, venne presentato il bando per un concorso nuovo di zecca. Alla fine delle consultazioni la giuria decretò un nuovo vincitore, un grafico che rispondeva al nome di…Armando Testa.
Questo piccolo aneddoto ci racconta tanto delle capacità artistiche di Armando Testa, un uomo che ha rappresentato con la sua produzione un ponte tra arti espressive e mondo della pubblicità.
Nato a Torino nel 1917, introdotto alla pittura astratta dal maestro e letterato Ezio D’Errico, Testa frequenta la scuola tipografica Vigliardi-Paravia,ed inizia la sua carriera proprio nella veste di tipografo, attività troppo limitata per le sue potenzialità: nel 1946 decide di aprire un piccolo studio grafico nella sua Torino, punto di partenza di un’ascesa continua che lo porterà nel 1956 a fondare una vera e propria agenzia di pubblicità, lo Studio Testa.
Sono gli anni del boom economico: le aziende crescono e hanno bisogno di farsi conoscere; Testa viene in loro aiuto creando alcune delle campagne di maggior successo della storia del nostro Paese, piccoli grandi capolavori che diventano fenomeni di costume, personaggi da ricordare, slogan da ripetere: Caballero e Carmencita per Lavazza, l’ippopotamo Pippo per Lines, la bionda Peroni (“Chiamami Peroni, sarò la tua birra”), il famoso manifesto per il digestivo Antonetto, Papalla per Philco.
Un successo dietro l’altro che consolidano lo Studio Testa come punto di riferimento per l’intera industria nazionale, e rendono il suo fondatore un modello a cui, ancora oggi, ogni pubblicitario si ispira nell’arduo tentativo di creare una comunicazione che possa aspirare ad essere considerata arte.
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La storia Mad di Alberto Bertone e Acqua Sant’Anna.
La nostra acqua ha sete di sostenibilità ambientale.
Quindici anni fa Acqua Sant’Anna non esisteva neppure: oggi è la più importante produttrice italiana nel settore delle acque minerali. Un successo che ci viene raccontato dal fondatore e amministratore delegato dell’azienda, Alberto Bertone.
“Tutta l’azienda è stata costruita sulla qualità dell’acqua, sulla comparazione di questa fonte rispetto a quelle che si trovavano al momento sul mercato italiano.L’acqua minerale Sant’Anna ha un residuo molto basso, uno dei più bassi al mondo, solo 22 mg/L di residuo fisso; presenta pochissimi sali disciolti, è molto leggera e per questo ha ottenuto l’autorizzazione ad essere consigliata come acqua per la preparazione dei cibi per bambini.”
La nuova sfida si chiama Sant’Anna Bio Bottle, la bottiglia di zuccheri naturali.
“Mi è venuta in mente sette anni fa: un mio amico mi aveva parlato di questo nuovo tipo di materiale, ancora in fase di sviluppo in America, che serviva per fare i piatti; dopo l’uso questi piatti potevano tranquillamente essere buttati nell’organico, in quanto i microrganismi riuscivano a decomporre anche il piatto, oltre ai residui di cibo. L’idea è stata quella di fissare un appuntamento e di andare in America assieme al mio amico.”
Questo l’inizio di una nuova, affascinante idea imprenditoriale di cui potrete leggere tutti i dettagli nell’intervista integrale che trovate a questo link.
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Il 9 maggio “Giorno della memoria”: cento passi e più contro la mafia e il terrorismo.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha istituito una speciale giornata in onore di tutte le vittime del terrorismo, per non dimenticare tutti coloro che per le loro idee e per il loro impegno morale, sono stati colpiti dalla eversione armata.
“Era una notte buia dello stato italiano, quella del 9 maggio 1978”, cantano i Modena City Ramblers ne “I cento passi”. Quel giorno l’Italia si ferma in via Caetani, paralizzata dal corpo di Aldo Moro: il leader DC ucciso dalle Brigate Rosse e ritrovato cadavere nel bagagliaio di un Renault 4 dopo 55 giorni di prigionia.
Mille chilometri più a sud, una carica di tritolo pone fine alla vita di Giuseppe Impastato: candidato al consiglio comunale di Cinisi nelle fila di Democrazia Proletaria e soprattutto l’animatore di Radio Aut, dalla quale denuncia i crimini di Gaetano Badalamenti e di altri mafiosi siciliani.
La sua morte passa quasi inosservata, oscurata da quella dell’allora Presidente della DC. Solo nel 2000 Marco Tullio Giordana con il film “I cento passi”, in cui il ruolo di Impastato è affidato a Luigi Lo Cascio, farà conoscere la sua storia al grande pubblico, ricevendo 5 David di Donatello e il premio per la miglior sceneggiatura al Festival di Venezia. La giustizia arriva addirittura dopo, condannando soltanto nel 2001 Vito Palazzolo a 30 anni di reclusione e nel 2002 Badalamenti all’ergastolo.
La morte di Impastato, come quella di tanti altri innocenti caduti sotto i colpi delle mafie solo perché osavano combattere queste piaghe sociali, non è però caduta nel vuoto. Nel 1995 è nata Libera, con l’obiettivo di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia.
Oggi, l’associazione fa da coordinamento tra oltre 1500 gruppi, scuole, realtà di base, territorialmente impegnate per costruire sinergie politico-culturali e organizzative, capaci di diffondere la cultura della legalità. Storia che è stata raccontata anche da noi nell’ambito del progetto “Mad in Italy”, perché è Mad la loro voglia di opporsi a chi vorrebbe il controllo assoluto su quei territori. Terre che, per dirla come Gianluca Faraone, responsabile della cooperativa “Libera terra Mediterraneo”, “erano della mafia e noi abbiamo reso fertili”.
Moro, Impastato e molti altri saranno poi ricordati nella “Giornata della memoria contro il terrorismo”, istituita nel 2008 dal Presidente delle Repubblica Giorgio Napolitano nel 30° anniversario della morte dello statista democristiano.
Il 9 maggio 2011 è un po’ meno buio.
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Le faremo sapere!
Dal Café Curriculum il video curriculum della settimana.
Oggi è la volta di Pierpaolo Pocaterra che presenta, con l’ausilio del suo iPad, Archeotipo. Una spin-off dell’Università degli Studi di Siena in cui Pierpaolo ed altri professionisti si occupano di archeologia e valorizzazione dei beni culturali applicando le tecnologie digitali allo studio e alla ricerca in questi ambiti.
Archeotipo nasce da un’idea Mad molto semplice ma al contempo dirompente: investire nella cultura e nei beni culturali nell’attuale situazione italiana.
Appuntamento alla prossima settimana con un altro Mad CV direttamente dal Café Curriculum. Nel frattempo continuate ad inviarci le vostre presentazioni Mad!
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Libera Terra Mediterraneo e Mad in Italy! su Repubblica.it
Con grande piacere vi segnaliamo lo spazio dedicato da Repubblica Palermo.it alla storia Mad! di Gianluca Faraone e Libera Terra Mediterraneo.
Siamo davvero felici che il progetto Mad in Italy! abbia creato un’occasione di visibilità per Libera Terra Mediterraneo e, più in generale, per l’insieme di cooperative che quotidianamente si impegnano per sottrarre uomini e terreni alla criminalità organizzata siciliana.
Incrociamo le dita, ma forse questa non sarà l’unica occasione in cui Libera Terra Mediterraneo e Mad in Italy! riceveranno l’attenzione dei media: vi terremo aggiornati!
Fate clic sull’immagine per leggere l’articolo di Repubblica Palermo.it.
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Vincenzo Lancia, il ragazzo che preferì i motori ai libri.
Oltre a Fiat, esistono tanti marchi automobilistici italiani che hanno nobilitato la nostra imprenditoria: conosciamo insieme la storia di Vincenzo Lancia e della sua omonima casa di automobili.
Censin doveva fare l’avvocato, o perlomeno era quanto auspicava suo padre, il Cavaliere Giovanni Lancia, che aveva introdotto il giovane Vincenzo agli studi di Giurisprudenza.
Ma Vincenzo era intenzionato a percorrere tutt’altra strada, e voleva farlo anche velocemente, vista la sua passione per i motori, veri protagonisti del passaggio di secolo fra Ottocento e Novecento.
Originario della Valsesia, Vincenzo si trasferì stabilmente a Torino per lavorare come meccanico in una officina produttrice di biciclette dal marchio Welleseys, di proprietà di Giovanni Battista Ceirano; a dirla tutta, fu abbastanza facile per Vincenzo farsi assumere, dato che lo stabile dell’azienda era di proprietà del padre. Nel 1899 la Wellseys fece uscire il suo primo prototipo di automobile, riscontrando un successo di pubblico inaspettato che, in seguito ad alcune vicissitudini societarie, portarono la piccola officina a trasformarsi in una impresa interamente dedicata alla produzione di automobili, con tanto di nome nuovo di zecca: Fabbrica Italiana Automobili Torino, altresì chiamata FIAT.
Vincenzo Lancia rimase in Fiat fino al 1906, alternandosi nel ruolo di collaudatore e pilota di gare su strada, acquisendo la competenza necessaria per intraprendere la propria carriera imprenditoriale: nel 1906 decise che era giunto il momento di fondare la sua industria automobilistica e, assieme al socio Claudio Fogolin, fondò a Torino Lancia, l’azienda che ancora oggi porta il suo nome.
Certo, il momento era propizio ed il mercato attendeva con impazienza nuovi modelli di vetture da mettere su strada; ma se gli stabilimenti Lancia riuscirono a passare in soli cinque anni, dal 1906 al 1911, da 888 metri quadri di superficie ad un’area di 60000 metri quadrati; e se ancora oggi, a più di un secolo di distanza, guidiamo automobili a marchio Lancia, il merito è principalmente di quel giovane della Valsesia che decise di non studiare legge per dedicarsi anima e corpo ai suoi amati motori.
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Le faremo sapere!
Dopo una breve pausa, torna la nostra rubrica settimanale dedicata ai vostri curricula. Una pausa in cui non siamo stati con le mani in mano, ma abbiamo lavorato sulle vostre video presentazioni raccolte durante il primo Café Curriculum.
Dopo il lavoro di confezionamento in stile Mad dei video messaggi e la pubblicazione sul nostro canale YouTube e sulla sezione Mad Curricula, possiamo cominciare da oggi a rilanciare sul blog le vostre video presentazioni raccolte durante il primo Café Curriculum svoltosi presso l’Università di Siena con il supporto di Caffè Carbonelli.
La scelta della settimana è ricaduta sulla presentazione di Azzurra Carmosino, laureata in Teorie della Comunicazione e Tecniche dei Linguaggi Persuasivi ed in cerca di una prima occupazione nell’ambito della comunicazione, preferibilmente nel settore della moda su cui si è incentrato suo lavoro di tesi.
Auguriamo ad Azzurra di realizzare al più presto le sue aspirazioni e la ringraziamo per il suo video contributo.
Appuntamento alla prossima settimana con un altro Mad CV direttamente dal Café Curriculum. Nel frattempo continuate ad inviarci le vostre presentazioni Mad!
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Foppa Pedretti, l’azienda nata in una soffitta.
Spesso le grandi idee non hanno bisogno di spazi enormi per mostrare tutto il loro potenziale. La storia di Foppapedretti, marchio glorioso dell’arredamento italiano, è lì a dimostrarcelo una volta in più.
Di cosa è capace un’idea Mad?
Per rispondere a questa domanda dando una misura concreta, si può dire che un’idea Mad! può trasformare una piccola soffitta di città in un’area industriale di oltre centomila metri quadrati. Possiamo affermarlo con sicurezza, perché è proprio quanto avvenuto a Bergamo, città che ha visto sorgere e tutt’oggi ospita Foppapedretti.
Il giovane Ezio Foppa Pedretti adorava il legno, materia prima unica per versatilità e funzionalità; nel 1946, neanche ventenne, aveva creato un laboratorio artigianale tutto suo proprio nei ristretti spazi di una mansarda bergamasca; qui dedicava il suo tempo a realizzare giocattoli con gli scarti di legno forniti dalla falegnameria di suo zio: saranno proprio quei giocattoli i primi prodotti ad essere venduti sotto il marchio Foppapedretti.
Ezio, infatti, decise di dare una veste imprenditoriale al suo talento e fondò assieme al fratello Tito l’azienda che tutti conosciamo. La produzione di giocattoli venne ben presto allargata anche alla realizzazione di articoli per la prima infanzia, settore che, con l’avvento del boom economico, subì un’imponente crescita, decretando il successo e l’indiscussa leadership del marchio Foppapedretti.
Nel tempo la produzione ha continuato a diversificarsi, andando a coprire anche i settori giardinaggio e articoli per la casa, un percorso industriale che ha permesso all’azienda di mantenere sempre la sua posizione di riferimento nel settore.
Oggi quegli spazi angusti in cui si muoveva Ezio Foppa Pedretti sono diventati ampi e moderni stabilimenti di produzione, e quei piccoli giocattoli in legno si sono evoluti sino a diventare prodotti di prima qualità: un successo industriale che ancora una volta nasce dalla genialità di un altro, grande imprenditore Mad!
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La storia Mad! di Gianluca Faraone e Libera Terra Mediterraneo.
Abbiamo reso fertili le terre che erano della mafia.
La vera follia è pensare che le mafie non possano essere sconfitte: ne sono convinti Gianluca Faraone e tutti i membri dell’associazione Libera Terra Mediterraneo e per questo si impegnano ogni giorno in una battaglia difficile da vincere, ma non impossibile.
“”Io, – ci racconta Gianluca – insieme ai miei soci e ai soci delle cooperative che fanno questa scelta, in qualche modo una follia la facciamo perché si tratta di far partire un progetto d’impresa dal nulla, da zero, in una situazione di estrema difficoltà, perché fino a quando qualcuno non va a prendere possesso fisicamente di quei beni, i mafiosi continuano a detenerli.
E questo credo che richieda un certo livello di incoscienza e che richieda anche un slancio e una grande fiducia verso il futuro, una fiducia che noi abbiamo avuto come società cooperativa Placido Rizzotto e che stanno avendo ancora oggi i soci di quelle nuove cooperative che si stanno costituendo in tutti quei territori in cui sono presenti i beni confiscati.”
“Fondare un’associazione come Libera- continua Gianluca - sembrava davvero qualcosa di folle, soprattutto in determinati territori dove storicamente la presenza istituzionale era stata del tutto nulla o, addirittura, in alcuni casi connivente con il potere mafioso.
Libera nacque sulla base di questa intuizione, partendo dal presupposto che ciascun cittadino, indipendentemente dal suo ruolo e dalla sua posizione sociale ed economica, potesse e dovesse fare qualcosa, dovesse impegnarsi nella lotta alla criminalità organizzata.
Ci si rese conto che non era possibile affidare il contrasto alla criminalità organizzata, alla mafie in Italia soltanto al lavoro delle forze dell’ordine e alla magistratura, ma era indispensabile che ciascuno di noi si impegnasse nel proprio quotidiano.”
Entrate nella sezione Storie Mad! per leggere l’intervista integrale a Gianluca Faraone e scoprire ancora di più su Libera Terra Mediterraneo.









