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14 luglio 2011
Post di Mad in Italy!
Able to Enjoy ottiene la Menzione d’Onore alla XXII Edizione del premio Compasso d’Oro.

Congratulazioni a Danilo Ragona, uno dei nostri imprenditori Mad!, che ha ricevuto una Menzione d’Onore alla XXII edizione del Compasso d’Oro, il più prestigioso riconoscimento italiano nel campo del design, grazie alla sua carrozzina rigida superleggera B-Free Multifunction.

E’ davvero un piacere per noi di Mad in Italy! festeggiare il  successo di Danilo e di tutta Able to Enjoy, ottenuto grazie ad una idea folle e vincente!

Qui il link alla pagina Facebook del Premio Compasso d’Oro in cui viene ufficializzata la Menzione d’Onore alla carrozzina B-Free Multifunction.

13 luglio 2011
Post di Mad in Italy!
La storia Mad! di Michele Cordioli e Paluani

Pensare alla vita come ad una festa, anche lontano dalle feste.

Paluani, un’azienda dolciaria con l’anima di bottega atigianale: questo è il profilo che ne traccia il suo Amministratore Delegato, Michele Cordioli: “Io credo che l’unica cosa che differenzia dai grossi numeri e dalle grandi multinazionali è la passione messa nel fare il prodotto in maniera artigianale:  ad esempio, utilizzare il latte fresco italiano rispetto al latte in polvere significa essere attenti a quello che la gente chiede.”

Cordioli afferma con convinzione lo spirito Mad! di Paluani, un’azienda che cerca di fare produzione alimentare in modo diverso, più umano e meno artificiale: “Ogni mattina vengo a lavoro con l’entusiasmo di sapere che lavoriamo bene e facciamo dei prodotti che rendono contente le persone, che tornano a  comprare soddisfatte. Abbiamo fatto quello che i nostri genitori ci hanno insegnato: lavorare con entusiasmo, con coerenza, portando avanti sempre le proprie idee e i propri sogni.”

A questo link trovate l’intervista completa con Michele cordioli di Paluani.

11 luglio 2011
Post di Mad in Italy!
Il dolce gusto di essere Mad!

Renzo Bagnoli è stato il fondatore di Sammontana, l’azienda che da più di sessant’anni rinfresca con i suoi gelati i palati di tutta Italia.


E’ vero: troppe volte noi italiani ci compiaciamo nell’esaltare le bontà gastronomiche del nostro Paese, convinti della loro superiorità in confronto alle realtà culinarie del resto del mondo. Sicuramente a volte esageriamo, ma quando si parla di gelato, ditemi voi come si faccia a non vantarsi di esserne la patria!

Parlando di gelato e prodotti di pasticceria, Sammontana è senza dubbio l’azienda più grande e conosciuta del panorama italiano, una realtà che deve il suo successo allo spirito d’iniziativa del suo fondatore, Renzo Bagnoli, uomo toscano concreto ed intraprendente.
Cresciuto in un ambiente familiare contadino,  Bagnoli imparò dalla dura vita nei campi quanto fossero importanti l’impegno e lo spirito di sacrificio per raggiungere i propri obiettivi. Alla sua forte anima di lavoratore combinava uno spiccato senso imprenditoriale, una dote che gli permise di individuare un punto di congiunzione fra quel mondo agricolo da cui proveniva e l’emergente sistema industriale che stava ridefinendo l’Italia del secondo dopoguerra: il laboratorio artigianale di gelateria-latteria di suo padre, Romeo Bagnoli, fra i più apprezzati nella città di Empoli, grazie soprattutto alla qualità della sua materia prima, il latte proveniente dalle vicine colline di Sammontana, si sarebbe trasformato in un vero e proprio stabilimento industriale grazie all’utilizzo di macchinari e tecnologie all’avanguardia per il tempo. L’idea era coraggiosa, l’investimento importante quanto rischioso, ma la realtà dei fatti ha dato pienamente ragione all’idea folle del signor Bagnoli, visto che i gelati da grande distribuzione sono diventati una dolce abitudine per gli italiani degli ultimi sessant’anni, tanto da consegnarci oggi un’azienda al terzo posto fra i marchi più importanti in Italia, dietro soltanto a due colossi multinazionali, ma nettamente prima fra le aziende interamente italiane del settore.

6 luglio 2011
Post di Mad in Italy!
Mad in Italy a Cava de’ Tirreni per Koinè, la kermesse culturale sulla comunicazione.

Il 7 e 8 luglio Mad in Italy fa tappa a Cava de’ Tirreni (SA) per presentare l’evoluzione del progetto, lanciare in anteprima una nuova iniziativa che prenderà il via a settembre e, naturalmente, raccogliere nuovi Mad Curricula.

Creatives are Bad la mostra sulla comunicazione rifiutata, ideata ed organizzata dall’agenzia di comunicazione MTN Company di Cava de’ Tirreni (SA), sarà presente, dal 7 al 9 luglio, nella “città dei portici”, all’interno della kermesse “Koinè”, il contenitore di eventi e discipline quali arte, linguaggi, cultura, progettazione, design, comunicazione e condivisione.

Koinè” sarà l’occasione di incontri, mostre, seminari e dibattiti sul tema del made in Italy, sulla comunicazione rifiutata, sull’evoluzione dei marchi e sul futuro della comunicazione nella Pubblica Amministrazione. Appuntamenti, questi, che avranno luogo presso tre prestigiose location: la Galleria Civica del Complesso Monumentale di Santa Maria al Rifugio, sita in Piazza San Francesco, la Marte Mediateca arte eventi, sita in Corso Umberto n.137, e la Sala espositiva di in Corso Umberto I, n. 167.

Mad in Italy sarà presente il 7 luglio dalle ore 18.00 nella Marte Mediateca di Corso Umberto I in occasione dell’apertura della kermesse per dare un assaggio di ciò che accadrà il giorno dopo (venerdì 8) a partire dalle ore 11.00 nel Complesso di Santa Maria del Rifugio di Piazza San Francesco, dove sarà presentata l’evoluzione del progetto, saranno raccontate le storie degli imprenditori Mad, si darà in anteprima assoluta una nuova iniziativa Mad che partirà a settembre e naturalmente, sempre con il prezioso supporto di Caffè Carbonelli, ci sarà il corner Cafè Curriculum per interviste live ai partecipanti disposti a raccontare la propria esperienza lavorativa e a lasciare un commento sul progetto, dando vita ai nuovi “Mad curricula” che saranno pubblicati su questo sito.

Invitiamo tutti i Mad che saranno in zona a partecipare numerosi.

1 luglio 2011
Post di Mad in Italy!
Abarth, lo scorpione che punge la strada.

L’austriaco più Mad in Italy! della storia si chiama Carlo Abarth, l’uomo che ha inventato la rielaborazione delle auto da strada, regalando agli appassionati il sogno di potersi creare il proprio bolide su misura.

Nelle strade di Vienna degli anni Venti i ragazzini si sfidavano in agguerrite gare di velocità con monopattino, una specialità in cui si cimentava anche il giovane Karl Abarth con i suoi amici di quartiere; la storia però era sempre la stessa: Karl era il più piccolo della combriccola, non aveva la stessa forza dei compagni, e così ogni giorno se ne tornava a casa con il dispiacere dell’ultimo posto in classifica.
Ancora acerbo di fisico, Karl non lo era però d’ingegno:  prese la sua cintura di cuoio, ne tagliò un pezzo e ricoprì  la ruota del suo monopattino, ora nettamente più veloce e prestante delle ordinarie ruote di legno dei suoi avversari, tanto da divenire da subito imbattibile.
Alla tenera età di dodici anni Karl, poi Carlo, Abarth aveva realizzato la sua prima elaborazione di successo.

Fanatico dei motori e della meccanica, pilota di motociclette di indubbio valore la cui carriera venne bloccata da due terribili incidenti, Karl Abarth  si trasferì dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale a Merano, dove in breve tempo ottenne la cittadinanza italiana; così come il suo Paese d’adozione, anche Abarth doveva  lasciarsi dietro la devastazione della guerra e ricostruirsi un avvenire: decise di farlo a Torino, aprendo assieme al pilota Guido Scapaglini una ditta specializzata in elaborazioni per auto. L’azienda prese il suo cognome; il suo segno zodiacale, lo scorpione, ne divenne il marchio.
Le automobili elaborate Abarth da subito si dimostrarono altamente competitive, anche grazie ad una scuderia di piloti che poteva contare anche su campionissimi come Tazio Nuvolari.
Abarth comprese con grande sagacia imprenditoriale che le vittorie agonistiche dovevano fare da volano per l’attività dell’officina, impegnata nell’elaborazione di modelli da strada: ben presto i kit Abarth per potenziare le vetture private divennero un must irrinunciabile per tutti gli appassionati di motori, orgogliosi  di esibire sulle strade le loro creazioni, con i loro rombi fragorosi e le accelerazioni brucianti. I successi più clamorosi vennero chiaramente dalle elaborazioni delle auto Fiat, marchio dominante in Italia: la 500 Abarth, nata nel 1958, accompagnerà parallelamente tutti i vari modelli di fabbrica creati negli anni, realizzando il sogno di velocità di migliaia di provetti piloti.

Nel 1971 Abarth cedette l’azienda Fiat, una scelta che sanciva definitivamente il legame ormai indissolubile fra le due aziende: lasciava così la sua creatura ad una nuova gestione dopo una storia lunga più di due decenni, venti anni  in cui ogni elaborazione uscita dall’officina  rispecchiò fedelmente lo spirito di quel ragazzino che sfrecciava sul monopattino per le vie di Vienna.

28 giugno 2011
Post di Mad in Italy!
Intervista Mad ad Ascanio Celestini.

Mad in Italy intervista personaggi italiani noti del mondo della cultura, dello spettacolo, dello sport, della musica, dell’economia.

Oggi inauguriamo una nuova rubrica del nostro blog in cui rivolgiamo alcune domande a personaggi italiani noti del mondo della cultura, dello spettacolo, dello sport, della letteratura, dell’economia. Personaggi noti che a nostro avviso incarnano in pieno lo spirito Mad. Le interviste Mad hanno lo scopo di conoscere il loro punto di vista sul valore delle idee nell’Italia di oggi e su come queste possano essere realizzate e sviluppate nel nostro Paese.

Il primo ad aver accolto il nostro invito è stato Ascanio Celestini, attore teatrale, regista cinematografico, scrittore, divenuto noto al grande pubblico grazie alle sue partecipazioni alla trasmissione di Rai 3 Parla con me, condotta da Serena Dandini.

Ringraziamo Ascanio per la sua gentile disponibilità e vi lasciamo alla lettura delle sue brevi ma intense risposte alle nostre domande.

Mad: Il progetto Mad in Italy è nato per valorizzare le idee di quegli imprenditori italiani che hanno deciso di restare nonostante le evidenti difficoltà di scenario. Qual é secondo te il valore di un’idea?
ASCANIO CELESTINI: Un’idea da sola non serve molto. Non abbiamo bisogno di idee, ma di ideologie, di una visione del mondo che ci aiuti a recuperare una prospettiva. In teatro e in letteratura ci sono scrittori che tirano fuori un’idea dopo l’altra come conigli dal cappello e costruiscono testi scoppiettanti, ma noiosi e senza direzione. Abbiamo bisogno di poche idee, ma ben disposte in una prospettiva.

Mad: Com’è possibile oggi in Italia dare credito e forza alle buone idee?
ASCANIO CELESTINI: Le buone idee devono essere compatibili. è una bella cosa far viaggiare milioni di persone in aereo da una parte all’altra del mondo, ma l’impatto è disastroso per la popolazione mondiale.

Mad: Perché un ragazzo o una ragazza dovrebbe decidere di restare in Italia?
ASCANIO CELESTINI: Non lo so. E poi credo che culturalmente e economicamente le nazioni siano poco più che sagome colorate sulla carta geografica. Resto in Italia se mangio una mela cilena, metto scarpe americane cucite in Vietnam e vedo fiction francesi girate in Algeria? Politicamente e economicamente ritengo che esistano classi egemoni e classi subalterne, e che un precario in un supermercato italiano sia concittadino di un immigrato somalo più di quanto lo sia di un padroncino in un’azienda del nord-est.

Mad: Perché tu hai deciso di restare in Italia?
ASCANIO CELESTINI: Non l’ho deciso. Ho incominciato a lavorare in questo paese perché è il paese in cui sono nato e ho avuto la fortuna di non essere costretto a lasciarlo per forza. Quando mi chiamano e quando ritengo che possa essere un’esperienza interessante lavoro anche fuori.

Mad: A 150 anni dalla sua nascita cos’è per te oggi l’Italia?
ASCANIO CELESTINI: È la lingua che parlo.

23 giugno 2011
Post di Mad in Italy!
Un impero di golosità.

L’Italia è diventato un Paese più dolce grazie alla genialità di Michele Ferrero, imprenditore piemontese che ha saputo trasformare l’azienda di famiglia in un colosso alimentare che ogni giorno fa la felicità di grandi e piccini.

Tutto partì da un’intuizione di Pietro Ferrero, capostipite della famiglia: le nocciole.

Il territorio di Alba, Cuneo, è ricco di noccioleti e, visto che la Seconda Guerra Mondiale infuriava e i generi alimentari scarseggiavano, il signor Ferrero pensò proprio ai loro frutti come ingredienti principali per le sue lavorazioni dolciarie.

Nacque così nel 1946 la pasta gianduja, prodotto di punta della neonata azienda Ferrero, una crema dolce da spalmare sul pane, antenata di un prodotto ben più celebre. Ma non bruciamo le tappe.

Ad inizio anni Cinquanta entrò in azienda anche il figlio di Pietro, Michele Ferrero, giovane sveglio e intraprendente che passerà i suoi primi anni a farsi le ossa sul campo, prima di prendere nel 1957, a trentadue anni di età, il timone della Ferrero. Siamo ad un momento di svolta per l’azienda: in poco più di dieci anni l’inventiva eccezionale di Michele Ferrero dà alla luce una serie di prodotti che ognuno di noi ha assaggiato almeno una volta nella vita.

Un breve elenco: Mon Cheri, Ferrero Brioss, Fiesta, Nutella,  Kinder Cioccolato, Pocket Coffe, Tic Tac; marchi che a più di quarant’anni dalla loro creazione mantengono una popolarità ed una freschezza da far invidia a brand molto più recenti.

Grazie ad una serie incredibili di successi commerciali e alla longevità dei suoi prodotti – basti solo pensare a cosa rappresenti la Nutella per gli italiani e quale influenza abbia tutt’ora nell’immaginario collettivo- la Ferrero è diventata una multinazionale con sedi in tutta Europa ed anche nel continente americano ed in Oceania; una realtà che fa onore all’Italia, un capolavoro imprenditoriale frutto  del genio di Michele Ferrero che merita di essere ricordato e celebrato, così  come ha fatto con la sua impareggiabile ironia anche Fiorello durante uno dei suoi spettacoli. Godetevi il video!

20 giugno 2011
Post di Mad in Italy!
Mad in Italy! al Frontiers Meets Tuscany.

Il progetto Mad in Italy sarà presentato mercoledì 22 giugno all’interno della terza giornata di Frontiers of Interaction interamente dedicata alla Toscana dell’innovazione digitale.

Frontiers of Interaction è la più importante conferenza su innovazione e tecnologia in Italia. Un vero e proprio evento interattivo, fondato nel 2005 a Milano, che dopo due edizioni consecutive a Roma, si sposta quest’anno a Firenze dove avrà luogo il 20 e 21 giugno.

Fondazione Sistema Toscana, partner dell’edizione toscana di Frontiers Of Intercation, ha deciso di aggiungere all’importante evento una terza giornata che avrà luogo mercoledì 22 giugno a Palazzo Medici Riccardi (Via Cavour, 1), dalle 10.00 alle 17.00. La giornata, chiamata Forntiers Meets Tuscany,  sarà focalizzata sull’innovazione digitale in Toscana, con l’obiettivo di “fare emergere alcuni esempi della Toscana digitale, enti, aziende e persone che con il loro lavoro e la loro creatività proiettano la Toscana nella contemporaneità digitale.”

In quest’ambito presenteremo Mad in Italy! come un progetto nato in Toscana che sta avendo una risonanza nazionale grazie all’esclusivo impiego di strumenti di comunicazione digitale.

Sarà anche l’occasione per presentare in anteprima una iniziativa dalla quale prenderà vita una seconda fase del progetto.

Vi attendiamo numerosi!

17 giugno 2011
Post di Mad in Italy!
Le faremo sapere!

Oggi la nostra rubrica si occupa di chi di video curriculum veramente se ne intende.

Terenzio Traisci è uno psicologo del lavoro poliedrico e decisamente Mad! Comico di Zelig e formattore di teatro d’impresa, dal 2007 si occupa di orientamento al lavoro. La sua passione per la comunicazione multimediale, web e video lo ha portato a dedicarsi principalmente ai video curriculum.

Per Terenzio il valore aggiunto del video curriculum risiede nel fatto che è uno strumento attraverso cui è possibile dare più informazioni rispetto ad un c.v. tradizionale, perché ha la capacità di far vedere realmente chi c’è dietro ad un curriculum. Come non essere d’accordo con lui! Terenzio fornisce anche preziosi consigli sulle formule verbali più idonee a presentare alcuni aspetti delle proprie attitudini e propensioni.

Ringraziamo Terenzio per aver pubblicato il suo prezioso contributo su Mad in Italy e ci auguriamo di poter instaurare con lui una proficua collaborazione per arricchire la nostra sezione Mad Curricula.
Nel frattempo continuate ad inviarci le vostre presentazioni Mad!

16 giugno 2011
Post di Mad in Italy!
In sella ad un mito.

Appena conclusa la Seconda Guerra Mondiale, Enrico Piaggio aveva il gravoso compito di rilanciare l’azienda di famiglia produttrice di aeroplani. Per raggiungere l’obiettivo, scelse una strada decisamente non convenzionale.

Alle volte la follia di un’idea si può soltanto percepire, è un concetto, una scintilla di pensiero che si comprende solo ricorrendo alla propria immaginazione. Altre volte è la realtà delle cose, sono gli oggetti attorno a noi a farci capire quanto azzardata sia quell’idea.

Mentre seguivano il loro principale lungo i vasti spazi dello stabilimento, i collaboratori di Enrico Piaggio non potevano fare a meno di guardare tutto quel metallo che li circondava, notare le dimensioni di quelle  ali d’acciaio, la lunghezza delle massicce eliche, il volume delle pesanti fusoliere, e associare quella visione a quanto contemporaneamente  udivano li portava ad una unanime conclusione: questa è una follia!

La Piaggio, fondata nel 1884 come produttrice di componenti per il settore navale e ferroviario, specializzatasi attorno al 1920 nella produzione di aeroplani, con il fiore all’occhiello della realizzazione del primo elicottero della storia, era pronta a rialzarsi dalle macerie lasciate dalla Guerra investendo in un oggetto grande un centesimo rispetto a qualunque cosa avesse prodotto fino ad allora: si apriva l’era dei motocicli.

Enrico Piaggio intuì che l’Italia del Dopoguerra aveva bisogno di ruote, ruote per muoversi, trasportare, viaggiare, e Piaggio avrebbe portato gli Italiani ovunque loro avessero voluto  con i suoi mezzi agili, resistenti e, soprattutto, economici.

Corradino D’Ascanio, già padre dell’elicottero, fu il progettista incaricato di dare un vestito all’idea di Piaggio e, a più di sessant’anni di distanza, possiamo affermare che assolse al suo compito come meglio non poteva farsi.

Sembra una Vespa! esclamò Enrico Piaggio alla vista del primo prototipo. Era l’ultimo, fondamentale dettaglio prima che quel motociclo partisse per un viaggio di sola andata verso  il mito.

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