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3 gennaio 2011
Post di Mad in Italy!
Carlo Gancia: il metodo di inventare il primo spumante d’Italia.

Quello che affascinava fin da bambino Carlo Gancia era come da dei grappoli d’uva suo padre riuscisse ad ottenere il vino. Questo interesse per il processo di vinificazione diventò il chiodo fisso che gli condizionò la vita facendone anche la sua grandezza.

Siamo alla metà del 1800, Gancia, che studiava farmacia e chimica a Torino, convinse il fratello ad affittare una cantina a Chiasso per sperimentare una folle idea che da tempo maturava in lui. Voleva capire quanto quel metodo champenoise, che aveva appreso nei due anni di permanenza in terra francese, fosse adattabile alle uve di moscato, tipiche del suo territorio.

Per circa quindici anni il progetto sembrava un fallimento: le bottiglie, a causa del troppo zucchero contenuto nell’uva di moscato, letteralmente esplodevano. Con il tempo, il problema fu superato togliendo, nel processo di produzione, gli sciroppi richiesti per fare lo champagne, che è prodotto con uvaggi meno zuccherini. Grazie ad alcune scelte strategiche, come quella di collocare l’azienda vicino ad un grande nodo ferroviario e quella di creare rapporti con gli agricoltori locali per ottenere uve di qualità a costi contenuti, la Gancia si affermò, nel corso degli anni, come un marchio leader che ebbe tra i suoi sostenitori perfino Cavour e Garibaldi.

Non sappiamo con cosa si brindò durante l’unificazione d’Italia, ma quello che è certo è che, da un’idea folle di Carlo Gancia, ebbe vita il primo spumante italiano.

29 dicembre 2010
Post di Mad in Italy!
Domenico Melegatti: il “pan de oro” e la sfida delle 1000 lire.

Alla fine dell’ottocento, nelle case di Verona, il Natale si festeggiava con un dolce tipico: il “levà”, un impasto di farina, latte e lieviti con mandorle e granelli di zucchero in superficie.

Domenico Melegatti, un pasticcere veronese, ebbe la grande idea di reinventare il levà, dando vita ad uno dei prodotti dolciari che ogni italiano conosce benissimo. Tolse le mandorle e lo zucchero sulla superficie, perché riteneva che frenassero la lievitazione, ed aggiunse burro e uova. Quando uno dei suoi garzoni vide il risultato esclamò, con accento veneto: “l’è proprio un pan de oro!”. E così Melegatti decise di brevettare, oltre che al prodotto e alla sua ricetta, anche il nome e la forma: il Pandoro.

Come tutti i prodotti di successo gli imitatori furono molti, ma Domenico, con uno spirito fortemente Mad in Italy!, lanciò una sfida ai suoi concorrenti che ne decretò il successo e la fortuna: lanciò “la sfida delle 1000 lire”! Avrebbe dato 1000 lire, (una bella cifra per essere nel 1894!) a chi fosse stato in grado di divulgare la vera ricetta del Pandoro.

Nessuno ci riuscì e le 1000 lire restarono nelle tasche di Domenico Melegatti, inventore di uno dei dolci più famosi d’Italia, che i medici, all’inizio del secolo, consigliavano addirittura ai convalescenti e alle donne in stato interessante come alimento leggero e nutriente!

23 dicembre 2010
Post di Mad in Italy!
L’imprenditore italiano è un creativo, quindi è Mad!

A pensare che l’imprenditore italiano sia un creativo non sono solo i promotori, i sostenitori e i partecipanti al progetto Mad in Italy! A confermarlo è anche la ricerca “Italia e creatività: padri analogici e figli digitali”.

L’indagine, realizzata da Swg per conto della Camera di Commercio di Roma e pubblicata sul sito partecipativo culturaecambiamento.it, è stata condotta tra gennaio e febbraio 2010 coinvolgendo 4000 italiani tra i 18 e i 55 anni. Sono stati analizzati gli atteggiamenti nei confronti del tema della creatività nell’ambito di uno studio sulla propensione al cambiamento innovativo degli italiani.

Tra i vari temi affrontati, di particolare interesse per Mad in Italy! è proprio il profilo dell’imprenditore italiano che emerge dalla ricerca. Un imprenditore che non viene percepito come “un manager grigio, intento solo a pensare al business, ma come un operatore creativo che sa stare sul mercato grazie alle proprie idee, ai propri guizzi, alle intuizioni, al senso di apertura, alla tenacia, alla preparazione e allo spirito creativo”.

Un imprenditore creativo per necessità ma anche per indole: perché dotato di competenze, perché capace di affrontare i problemi e prendere decisioni, perché tenace e tollerante di fronte agli imprevisti e perché è alla ricerca costante di più punti di vista che lo spingono a cimentarsi sempre con cose nuove.

Doti imprescindibili per fare impresa in Italia nonostante l’Italia. E questa ricerca dimostra che non è solo Mad in Italy! a dirlo, ma anche un pubblico più vasto a pensarlo, considerando gli imprenditori italiani tra i segmenti più creativi del paese.

21 dicembre 2010
Post di Mad in Italy!
Che mondo sarebbe senza gianduiotto?

Giampiero Cito, Direttore Creativo di Milc, racconta cosa è successo all’Università di Padova durante la presentazione del progetto Mad in Italy! ad un gruppo di studenti di Comunicazione. La prima tappa del percorso che porterà Mad in Italy! nei principali atenei italiani.

Antonio (Strategic Planner) e io (Direttore Creativo) siamo seduti dietro ad una cattedra di fronte a circa cento studenti dell’Università degli Studi di Padova. Siamo lì per raccontare a loro la genesi di Mad in Italy! Poche ore prima eravamo in un centralissimo bar di Torino, ai due lati della cassa, come separati da un fiume, si trovavano due prodotti della tradizione torinese che mi sarebbero serviti per spiegare agli studenti la differenza tra “Made in Italy” e “Mad in Italy!”. Da un lato un cestino pieno di gianduiotti appoggiati disordinatamente l’uno sull’altro, dall’altra parte, messi in fila come soldatini, una pila di minivasetti di Nutella.

Mi balena in testa che, a ben pensarci, la Nutella non è altro che una crema di gianduia, che gli ingredienti di base dei due prodotti sono praticamente gli stessi: cacao, zucchero, grassi vegetali e nocciole.

All’inizio della lezione dispongo sulla lunga cattedra venti gianduiotti e dieci minivasetti di Nutella. Per avvicinarmi a quei banchi che mi stanno per cadere addosso, propongo un gioco: dico che, siccome c’è la crisi, non ho potuto comprare cioccolata a sufficienza per tutti ma che i primi che si alzeranno, potranno scegliere tra gianduiotto e Nutella. Un paio di ragazze si alzano timidamente, poi un ragazzo che cattura un barattolino. Alla fine mi restano sul tavolo dodici gianduiotti. Di Nutella neanche l’ombra. Sparita. Fulminata! Allora ci riprovo, prendo in mano un gianduiotto, lo alzo e dico: “Guardate, me ne sono rimasti dodici, sono qui, sono per voi, sono buoni, è made in Italy.” Altra timida ondata di cauti amanti della cioccolata. Me ne restano di fronte comunque due (li regalerò alla fine della lezione).

“Vedete – dico – questa è la differenza che c’è tra un prodotto made in Italy e un prodotto Mad in Italy! La Nutella è una grande idea che parte dalle radici della nostra cultura e la riattualizza, la rende universale, la rende desiderabile! Non ha bisogno di altro, è già un mito!” Ed effettivamente lo credo davvero, penso che se ti restano sul tavolo dodici gianduiotti, o mille paia di scarpe, o cento auto italiane, il modo per farle desiderare è quello di spiegare la storia che c’è dietro, spiegare l’idea di un imprenditore che ha creduto in un sogno ed ha avuto il coraggio di realizzarlo.

Con lo sguardo mi fisso su un ragazzo in seconda fila che prende appunti, chiedo: “Avete mai fatto un gianduiotto party?” Lo osservo mentre mi risponde di no con la testa. Dentro di me sorrido, e sento sorridere anche Antonio, lo conosco tropo bene ormai! Il racconto del progetto Mad in Italy! può partire, il pubblico è pronto. Che mondo sarebbe senza Nutella!

16 dicembre 2010
Post di Mad in Italy!
Mad in Italy! ospite del ToscanaLab #generazioni2.0 @arezzo

ToscanaLab è una piattaforma permanente di eventi e comunicazione che porta il mondo del web2.0 in tutta la Toscana testimoniando come la comunicazione digitale migliori la vita.

Angelo Lavagnino presenta il progetto Mad In Italy Il progetto nasce dalla fucina creativa di due nostri sostenitori: Mirko Lalli di Fondazione Sistema Toscana e Festival della Creatività di Firenze e Davide De Crescenzo di Intoscana.it.

Abbiamo accolto il loro invito a parlare agli imprenditori e ai giovani aretini e l’alchimia è stata magica: tanti giovani, grandi idee e un palco per condividerle e coltivare inattese opportunità.

Sebbene il freddo e l’improvvisa nevicata abbiamo incontrato molte storie e per ringraziarle tutte abbiamo pensato di segnalare la galleria fotografica della giornata. Grazie!

13 dicembre 2010
Post di Mad in Italy!
Invertising sostiene Mad in Italy!

Paolo Iabichino, direttore creativo di Ogilvy One, non ha certo bisogno di presentazioni. Non solo è noto e stimato nel mondo dei pubblicitari e dei professionisti del marketing e della comunicazione, ma è conosciuto anche presso un pubblico at large, più esteso di quello degli addetti ai lavori.

E questo grazie al suo Invertising, il libro che propone di cambiare la pubblicità senza rinnegare la pubblicità, senza celebrarne l’ennesimo funerale ma piuttosto festeggiarne il rilancio, indicando l’inversione di rotta che l’advertising deve compiere se vuole instaurare un autentico dialogo con le persone ed essere così considerato rilevante e coinvolgente.

Grazie alla sua instancabile opera di divulgazione di idee e di visioni, Paolo Iabichino ha fatto sì che Invertising sia diventato molto di più di un libro di successo. Invertising è infatti un movimento di pensiero, una comunità di persone che si riconoscono in un nuovo approccio alla comunicazione. Successo e diffusione premiati anche dal recente ingresso di Invertising come blog ospitato da Wired.it.

Paolo ha da subito creduto in Mad in Italy! trovandolo un progetto che si basa su un’idea “molto Invertising, nel senso che prova coraggiosamente ad invertire un senso di marcia” grazie alla creazione di “una piattaforma che agisce come una specie di rabdomante nell’intercettare idee geniali che sono nate in Italia, sono state sviluppate in Italia, che appartengono al mondo dell’imprenditoria, della formazione e della ricerca”. Un progetto che costituisce “un bel modo di darci un’opportunità, fare qualcosa per provare a cambiare le cose e non passare i nostri migliori anni a lamentarci semplicemente di quello che altri hanno fatto prima di noi”.

Questo è il cuore del  video messaggio di Paolo Iabichino in cui esprime il pieno sostegno di Invertising al progetto Mad In Italy!.

9 dicembre 2010
Post di Mad in Italy!
Cervelli fuggiti, come farli rientrare?

I cervelli che fuggono dall’Italia fanno notizia anche all’estero. Ne è una recente dimostrazione l’ampio articolo su Time.com che si intitola proprio “Arrivederci, Italia: Why Young Italians Are Leaving.” uscito sulla prestigiosa testata online lo scorso 18 ottobre.

L’articolo parte citando la ormai nota lettera di Pierluigi Celli al figlio sull’impossibilità di potersi affermare professionalmente in Italia perseguendo la strada del sacrificio, del merito e dell’onestà, e prosegue citando testimonianze reali di italiani che hanno compiuto la scelta dell’esodo, corroborando l’entità del fenomeno con dati Censis ed Istat.

L’aspetto interessante però, visto dalla prospettiva di chi (gli USA) nella storia ha già assistito ad un fenomeno migratorio da parte degli italiani, sta proprio nel rimarcare la differenza della tipologia di italiano che sceglie di abbandonare il suo paese per affermarsi professionalmente: “Questa volta invece che contadini e lavoratori manuali stipati dentro le navi a vapore dirette a New York City, l’Italia sta perdendo i suoi migliori e brillanti talenti, a causa di una decade di stagnazione economica, un mercato del lavoro congelato ed un radicato sistema di clientelismo e nepotismo. Per molti dei più talentuosi e titolati, la terra delle opportunità è ovunque tranne che il proprio paese”.

Insomma, una realtà ed un fenomeno che conosciamo bene e che ci ha spinto a lanciare il progetto Mad in Italy!, facendo ricorso ad una campagna e ad una immagine identificativa che mette esplicitamente in scena quel desiderio di fuga presente nella mente di chiunque chieda che il proprio talento e le proprie idee possano essere valorizzati ed accettati.

Per evitare l’amara conclusione della testata statunitense, “L’Italia potrebbe non avere ancora molte chances di preservare le sue risorse più preziose”, c’è però qualcuno che si sta già muovendo.

Sempre lo scorso ottobre, su Italian Valley, una delle principali sezioni del nuovo Wired.it dedicata al mondo dell’innovazione made in Italy, viene dato spazio ad una iniziativa volta a far rientrare i cervelli fuggiti. Si tratta di un disegno di legge bipartisan, promosso dalla deputata Alessia Mosca e già approvato alla Camera, nato in seno ad un progetto più ampio, Controesodo, che ha dato anche il nome alla proposta di legge. Come si evince dalle parole dell’On. Mosca, il disegno di legge mette al centro la questione degli incentivi fiscali per chi desidera rientrare in Italia.

Non una soluzione definitiva ma sicuramente un primo passo per lanciare un iniziale segnale di cambiamento di quelle condizioni strutturali che possono agevolare il rientro dei cervelli fuggiti.

6 dicembre 2010
Post di Mad in Italy!
I primi Mad Curricula.

Mad in Italy! nasce indubbiamente come progetto per valorizzare le idee imprenditoriali di successo realizzate in Italia, ma offre anche la possibilità, a chi imprenditore non è, di pubblicare il proprio curriculum vitae e di farlo in modalità Mad!

Una maniera innovativa ed inusuale di presentarsi rispetto al tradizionale curriculum vitae testuale rigidamente impostato. L’obiettivo non è quello di fornire un servizio di recruiting. Ci sono soggetti e siti web che fanno questo di mestiere e lo fanno bene.

La finalità di dare visibilità anche ai Mad Curricula è semplicemente quella di dimostrare la pervasività dello spirito Mad anche presso chi non è ancora un imprenditore, ma che forse lo diventerà o che comunque fornirà le proprie competenze professionali a quegli imprenditori che hanno già messo in atto la loro idea Mad o che sono in procinto di farlo.

Il Mad curriculum non è certamente l’unico strumento per trovare una collocazione professionale, ma è sicuramente un modo diverso ed originale per farsi notare.

Qualcuno ha già colto questa opportunità, popolando la sezione Mad Curricula con contributi frizzanti, creativi, accattivanti. Insomma, in una parola, Mad! Ne attendiamo tanti altri!

2 dicembre 2010
Post di Mad in Italy!
L’Italia ha ancora grandi potenzialità: valorizziamole! Il Mad post di Enrico Finzi.

Con immenso piacere il blog di Mad in Italy! oggi ospita il primo di una serie di interventi di sostenitori autorevoli, invitati ad illustrare la loro visione sullo scenario e sui fondamenti concettuali che hanno ispirato la creazione ed il lancio del progetto Mad in Italy!

L’inizio non poteva essere migliore. Nelle righe che seguono, Enrico Finzi, sociologo e presidente di Astra Ricerche, individua le ragioni che spesso conducono alla decisione di realizzare all’estero il proprio progetto di impresa, giungendo, in conclusione, a proporre una delle possibili soluzioni per arginare il fenomeno, in piena sintonia con gli obiettivi di Mad in Italy!

“Il problema della ‘fuga’ dall’Italia sia di molti talenti, sia di molte imprese è – a un tempo – grave e in incremento. Nell’affrontarlo, è inutile nascondersi dietro un dito: la gente e le aziende si spostano, spesso malvolentieri, quando mutano le cosiddette convenienze relative, ossia allorché le prospettive di affermazione sia personale sia di business appaiono nettamente migliori in un’area rispetto a un’altra. Da questo punto di vista, se il divario a sfavore dell’Italia e a favore di altri Paesi è troppo rilevante, si attivano e si attiveranno flussi migratori anche cospicui (esattamente come avviene e avverrà – all’opposto – nel caso in cui sia il Bel Paese a risultare più attrattivo di altre aree del pianeta).

Dunque, se si vuole rovesciare la negativa tendenza in atto, bisogna anzitutto agire sulle cause strutturali, di lungo periodo, del fenomeno: e non è con gli appelli retorici, con le deplorazioni moralistiche, con il ricorso all’orgoglio nazionale che si potrà migliorare la situazione.

Ciò detto, si pone un cruciale problema di informazione e dunque di comunicazione: sulla base della mia esperienza, infatti, in molti casi il progetto di andarsene e a volte la sua concreta attuazione sono determinati da una percezione errata delle suddette convenienze relative. In concreto, non sono pochi i soggetti che, da un lato, sopravvalutano le opportunità offerte in altri Stati e che, dall’altro lato, non risultano edotti delle grandi potenzialità (seppure in decremento) dell’Italia.

Mi capita frequentemente, nella mia pratica di ricercatore sociale e di consulente strategico, di osservare una doppia realtà: quella di altri Paesi, europei e non, bravissimi nel proporre e nel vendere la loro mercanzia; e quella dell’Italia, troppo spesso ingiustamente vissuta come matrigna, malata di futuro, scarsa di occasioni di impegno e di successo. In altre parole, giocano anche qui sia il pessimo sentiment dei nostri connazionali (tra i quali dominano la depressione psico-culturale, la certezza che il meglio stia alle spalle, una drammatica sensazione di degrado), sia la sostanziale incapacità di molte realtà – per esempio locali – nel far conoscere e nel valorizzare le proprie skills.

Ciò non significa, lo ripeto, che non vada riconosciuto e sciolto il nodo strozzante dei nostri limiti; ma non vi è dubbio che in diversi casi tale decadenza non c’è oppure sarebbe facilmente rovesciabile sol che vi sia consapevolezza collettiva dei grandi margini di crescita (quantitativa e qualitativa) che il nostro Paese tuttora offre per i singoli soggetti e per molte aziende.

Da esperto (ma non operatore) della comunicazione e da past president della TP, ossia della più vasta associazione di professionisti della comunicazione non giornalistica operante in Italia dalla fine della seconda guerra mondiale, mi sento di poter dire che la nostra comunità nazionale va sicuramente riformata e ammodernata ma richiede pure un gigantesco sforzo di auto-motivazione e di etero-motivazione. Come?

Censendo i frequenti esempi di successo così come le opportunità e anche le facilitazioni (per esempio normative e finanziarie) e specialmente proponendo esempi di imprenditività positiva, capaci perciò di attivare il circolo virtuoso dell’imitazione.

Ancora una volta la comunicazione – quella seria, onesta e ben fatta – si conferma un fattore-chiave di sviluppo, un professional tool di primaria importanza.”

30 novembre 2010
Post di Mad in Italy!
La storia “Mad” di Paolo Barberis e di Dada.

Abbiamo iniziato a navigare quando gli altri erano ancora in porto.

Sedici anni fa il web era un mare misterioso in cui quattro studenti di architettura, tra cui Paolo Barberis, decisero di avventurarsi dando vita a Dada: iniziava così un viaggio spericolato e vincente che continua ancora oggi, senza alcuna intenzione di rimettere piede a terra.

Quando hanno creato Dada, la pazzia stava nel fatto di andare verso un mondo assolutamente inesplorato, forse sovradimensionato rispetto alle possibilità di studenti appena usciti dall’università e senza capitali alle spalle. Fare il salto nel vuoto è stato ciò che poi ha dato loro l’opportunità di iniziare a crescere, facendo leva su un mix vincente tra pragmatismo da una parte e follia dall’altra. Un approccio assolutamente “mad”, ma sempre basato su grande serietà e concretezza nel fare le cose.

Scopriamo la storia di Paolo Barberis e di Dada, una delle tante storie di imprenditori “Mad” che fanno grande l’Italia grazie alla forza delle loro idee.

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